24 Apr
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La via Priula

L’articolo di questa settimana è un mix di storia, tradizione, cultura e curiosità: è, infatti, dedicato alla via Priula, una strada con una storia molto antica e che ai tempi nostri è sconosciuta ai molti ed è praticata principalmente, e quasi esclusivamente, dagli escursionisti o dagli storici.

Via Priula:
La via Priula è una strada del XVI secolo, fatta costruire con lo scopo di collegare la città di Bergamo a quella di Morbegno. Venne costruita tra il 1592 ed il 1593 per ordine del podestà di Bergamo, Alvise Priuli ed aveva una notevole importanza strategica e commerciale. Egli stesso, parlando del percorso stesso nel 1593 scrisse: « Ho fatto tagliare una strada nel sasso vivo.. ».
In quel periodo la repubblica di Venezia, sovrana anche dell’intera provincia di Bergamo, aveva il bisogno di aprire nuove vie commerciali con i territori del nord, primo fra tutti il cantone dei Grigioni, che era suo alleato. Il collegamento tra queste due zone prima era difficile, dal momento che per trasportare le merci bisognava aggirare la catena montuosa delle Orobie e così, passando da Lecco per il lago di Como, si attraversava il territorio del Ducato di Milano, dominato dagli spagnoli. Questo comportava il pagamento di ingenti dazi o addirittura il sequestro dei beni trasportati. Da qui nasceva la necessità di creare una nuova via di comunicazione all’interno dei territori di San Marco.

La strada venne edificata senza utilizzare vecchi sentieri preesistenti, con partenza dalla città di Bergamo ed arrivo a Morbegno, da cui era possibile raggiungere i Grigioni tramite la Valmalenco, oppure tramite la cosiddetta “Strada dei cavalli” in Valchiavenna. La costruzione della Via Priula fu un’impresa non priva di difficoltà sia per l’asprezza del territorio sia per la scarsità dei suoi finanziamenti. I costi furono molto alti già dall’inizio e man mano che proseguiva la costruzione aumentarono tanto che, per recuperare i soldi impiegati per l’opera, la Serenissima decise di applicare una tassa alle zone interessate dall’opera. Questi paesi si dovettero quindi sobbarcare ingenti oneri, aumentando notevolmente il malcontento tra la popolazione che vi risiedeva. Il progetto prevedeva inoltre la costruzione di una casa per ospitare i viandanti, in prossimità del passo di San Marco. L’edificio, posto a 1830 metri di altitudine, è tuttora utilizzato come rifugio, nell’odierna provincia di Bergamo.
La via Priula svolse egregiamente il suo compito fino al XVIII secolo quando, a causa dei cambiamenti politici verificatisi nella regione e con il disfacimento della Repubblica di Venezia, venne sempre meno utilizzata. Di conseguenza, è giunta ai giorni nostri in condizioni di assoluto degrado. Soltanto recentemente le varie amministrazioni locali si sono interessate al recupero di questa antica via, promuovendo itinerari ed escursioni che la valorizzino. Ad esempio, ad oggi, attraverso la Via Priula è possibile da Chiavenna raggiungere a piedi Bergamo attraversando l’intera vallata. Si tratta di un lungo itinerario, del quale esiste una versione anche ciclabile. È interessante anche perché attraversa uno spaccato del mondo alpino e prealpino della Lombardia, ricco di testimonianze monumentali, culture, specialità gastronomiche, accoglienti locande e alberghi. Nel complesso si tratta di un percorso di circa 140 chilometri che al Passo San Marco raggiunge l’altitudine massima di 1982 metri.
Sopravvivono, però, molte testimonianze del suo passato nella toponomastica, nelle vie, negli edifici: sul Passo di S. Marco ad esempio, restano l’antico selciato, la vecchia Casa cantoniera ed un cippo monumentale.
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